“Che Delizia Belfiore!”

Un nuovo progetto di archeologia pubblica e partecipata che ci vedrà protagonisti nei prossimi mesi insieme a tanti altri soggetti e ai cittadini, è stato presentato nei giorni scorsi al Museo Archeologico Nazionale.

Si tratta del progetto triennale “Che Delizia Belfiore!”, che avrà l’obiettivo di riportare alla luce i resti della Delizia estense, distrutta da un incendio nel 1632; questo sarà possibile grazie alla collaborazione di vari enti: la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, che ha ideato il progetto, il Gruppo Archeologico Ferrarese che lo porrà in essere, il Comune di Ferrara che lo finanzierà, gli studenti di alcune classi dei licei classico e scientifico che parteciperanno attivamente allo scavo, la Provincia in qualità di proprietaria dell’area di scavo (verrà indagata l’area antistante il liceo scientifico), il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara che darà un supporto tecnico; ma l’originalità del progetto sta anche nella possibilità che tutti i cittadini avranno  di partecipare attivamente allo scavo attraverso la nostra associazione: le campagne di scavo diventeranno un vero e proprio “cantiere aperto” a chiunque voglia conoscere ed avvicinarsi a questa attività. Non sono richieste particolari capacità o competenze ma solo tanta curiosità e la voglia di misurarsi con una attività nuova ed esaltante. Naturalmente sono previsti a fine estate, prima dell’inizio dello scavo vero e proprio, momenti formativi sia per gli studenti coinvolti che per i cittadini che avranno manifestato l’interesse a partecipare.

Chi fosse interessato ad avere informazioni in merito, può contattare a mezzo mail la nostra Associazione scrivendo fin da ora a: segreteria.gaf@libero.it e verrà ricontattato ed informato sul percorso da seguire.

Prime indagini non invasive con georadar e magnetometro

Martedì 29 giugno si sono svolte nell’area interessata le prime indagini non invasive con strumentazioni altamente sofisticate, che hanno visto la presenza di un team di esperti provenienti da Germania, Spagna e Portogallo. I dati rilevati dalle sonde permetteranno di rilevare e localizzare con buona precisione la presenza di strutture murarie, così da facilitare le future attività di carotaggio e di scavo. Di seguito alcune foto sul campo

team di esperti e archeologi – sotto: georadar e magnetometro

 

“Riscoperta dell’archeologia delle terre e dei fiumi”

Numerose le campagne di ricognizione e scavo condotte dal Gruppo Archeologico Ferrarese, avviate dal 2010 nel territorio dell’Unione Terre e Fiumi, in particolare nei comuni di Copparo e di Ro, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia dell’Emilia Romagna (ora Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara), nell’ambito del progetto “Riscoperta dell’archeologia delle terre e dei fiumi: indagine archeologica a tutela del patrimonio esistente”.

Insediamenti romani nel territorio: la Villa di Ro

Obiettivo del progetto era quello di verificare la presenza di materiale archeologico significativo, in un territorio che si riteneva fino a qualche decennio fa privo di insediamenti di epoca romana, ponendo così le basi per una più approfondita conoscenza della storia antica di questo territorio a sud del Po.

Nei siti indagati sono state intercettate strutture romane risalenti ad un periodo che va dal I sec. a.C. al II d.C. Si tratta di ville o fattorie piuttosto vaste, articolate in una parte rustica, dove si  produceva tutto ciò che serviva per la sopravvivenza dei residenti e per commerci in aree attigue e nella parte abitata dal proprietario e della sua famiglia.

La Villa Romana di Ro

I risultati finora conseguiti, oltre ad arricchire le conoscenze di questo territorio, sono state di grande utilità per l’aggiornamento della “Carta delle potenzialità archeologiche” dei comuni dell’Unione Terre e Fiumi (ex Mandamento di Copparo).

A tale proposito nel maggio del 2018 sono stati raccolti in un unico volume e pubblicati a cura del Gruppo Archeologico Ferrarese gli atti di un importante convegno tenutosi il 26 settembre 2015, nell’ambito del “Settembre Copparese”, dal titolo “Antichi Romani e romanità nelle terre del Delta del Po – Nuovi studi e prospettive di ricerca”;

A dicembre dello stesso anno è stato conseguito un altro importante risultato, l’inaugurazione a Ro Ferrarese (ora Comune di Riva del Po) di un deposito con laboratorio per lavaggio reperti, frutto della collaborazione tra il Comune, la Soprintendenza Archeologia e il Gruppo Archeologico Ferrarese, dove sono conservati i reperti rinvenuti in questi anni nel territorio

Le Pievi di San Venanzio

Ma non è tutto, il 2019 ci ha riservato grandi sorprese. Già da tempo il Gruppo Archeologico Ferrarese era a conoscenza della presenza di resti antichi presso la sponda del canale Naviglio a Coccanile in località San Venanzio, individuati e segnalati da uno dei soci del Gruppo. Sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia di Ferrara, un primo saggio esplorativo effettuato nel 2011 aveva restituito tre sepolture ad inumazione prive di corredo, ma è stato solo nei primi mesi del 2019, in occasione dei lavori di consolidamento della sponda del canale che un accordo tra Soprintendenza, Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara e Gruppo Archeologico Ferrarese ha permesso di avviare una campagna di scavi archeologici estensivi. Per alcune settimane i tecnici e gli archeologi incaricati hanno potuto lavorare lungo le rive del Naviglio mettendo in luce dodici sepolture pertinenti ad un edificio religioso di cui è stata individuata parte dell’abside e un basamento di colonna da riferirsi alla navata centrale. A corredo di quattro delle sepolture individuate sono stati recuperati altrettanti pettini in osso, databili tra il VI e il VII secolo d.C. La collocazione topografica della struttura e gli indizi toponomastici sembrano identificarla come l’antica pieve di San Venanzio di Coccanile. Lo studio dei reperti tutt’ora in corso permetterà di gettare nuova luce sul ritrovamento in attesa di nuove indagini.

 

L’attività di ricognizione e scavo, svolgendosi all’aperto, ha potuto proseguire anche nel 2020 in piena sicurezza nonostante la pandemia che ci ha colpito, “premiando” il nostro lavoro con una scoperta veramente eccezionale: una seconda Pieve di San Venanzio risalente al IX-X sec., a circa 500 metri dalla precedente il cui perimetro risulta intatto e perfettamente leggibile; gli scavi sono proseguiti anche nel 2021 sempre nell’area adiacente il canale Naviglio, a ridosso della  più antica Pieve, riportando alla luce ulteriori sepolture di età più tarda oltre a resti murari di quella che potrebbe essere una terza Pieve.

Grazie all’interesse dimostrato dal Comune di Copparo ci sono le premesse perchè l’indagine archeologica, in collaborazione con il Gruppo Archeologico Ferrarese e sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, possa proseguire anche nei prossimi anni.